La storia in digitale

LA STORIA IN DIGITALE
Teorie e metodologie

Autore

Deborah Paci insegna storia digitale presso l’Università Ca’ Foscari Venezia. I suoi interessi di ricerca spaziano dalla storia del Mediterraneo alla storia intellettuale, dagli Island studies alla storia pubblica digitale. È cofondatrice e direttrice della rivista elettronica «Diacronie. Studi di storia contemporanea».

Opera

La storia – come del resto le altre discipline umanistiche – è oggi di fronte a una sfida ineludibile, quella di accogliere le innovazioni apportate dall’avvento del digitale nella vita quotidiana. Quali cambiamenti pone al proprio statuto epistemologico? Con quali nuove metodologie dovrà confrontarsi lo storico del futuro? Che cosa muta – se qualcosa cambia – nel modus operandi dello storico? L’accresciuta mole di dati imporrà l’adozione di criteri più rigidi di selezione delle fonti? Siamo di fronte al trionfo del quantitativo a scapito del qualitativo? Su questi e altri interrogativi legati alle questioni del digitale nella storia si interrogano i saggi del volume, nell’intento di offrire un quadro d’insieme e di mettere a disposizione del lettore una cassetta degli attrezzi che possa costituire al contempo un efficace strumento di orientamento.

Prezzo
€ 29.00

Collana
Tracce

Pagine
366

Pubblicazione
Ottobre 2019

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La questione della sostanza nella filosofia contemporanea

La questione della sostanza nella filosofia contemporanea

Autore
Annabella D’Atri è docente di Storia della filosofia contemporanea nell’Università della Calabria. I suoi studi si sono inizialmente concentrati sul neokantiano Ernst Cassirer, sia come storico della filosofia, che come teorico delle forme simboliche in dialogo con le filosofie più rappresentative della prima metà del Novecento. Una sua storia del concetto di tecnica è stata pubblicata nel 2008 dalla BUR con il titolo Vita e artificio. Nel 2012 ha tradotto e commentato le opere del filosofo analitico australiano D. M. Armstrong, raccogliendole in un unico volume dal titolo Ritorno alla Metafisica per la collana della Bompiani ‘Il pensiero Occidentale’.

Opera
Il volume è dedicato all’analisi delle discussioni intorno al concetto di sostanza che si sono sviluppate nella filosofia contemporanea, in particolare nell’ambito della tradizione analitica, dove risultano ancora vive. Tracce della dottrina originaria di Aristotele si ritrovano infatti sia in pensatori apparentemente anti-aristotelici, come Russell e Quine, sia in autori, più recenti, che si dichiarano apertamente aristotelici, come Wiggins e Lowe. Se non deve trascurarsi l’influenza sulla filosofia analitica contemporanea delle critiche moderne al concetto di sostanza avanzate dagli empiristi inglesi, il luogo teorico di ‘svolta’ anche per la concezione della categoria di sostanza è la Critica della ragion pura di Kant. È proprio a partire da una sua rilettura che Ernst Cassirer propone di sussumere il concetto di sostanza sotto il concetto di funzione, ritenuto strumento teorico più adeguato a comprendere i mutamenti di paradigma intercorsi nel Novecento nelle diverse scienze.

Prezzo:
€ 15
Pagine:
205
Collana:
Biblioteca di cultura filosofica
Pubblicazione:
Gennaio 2016
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Mezzogiorno e integrazione europea

MEZZOGIORNO E INTEGRAZIONE EUROPEA
La Puglia dall’intervento straordinario alla regionalizzazione (1957-1993)


Autore
Antonio Bonatesta (1982), dottore di ricerca in Storia Contemporanea, svolge attualmente attività di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali (SPGI) dell’Università di Padova. È stato Associate Researcher presso l’Alcide De Gasperi Research Centre dell’Istituto Universitario Europeo (Firenze). I suoi interessi sono prevalentemente rivolti alla storia del Mezzogiorno repubblicano, con particolare riferimento all’integrazione europea e al ruolo dell’intervento straordinario, e della Democrazia cristiana.

Opera
Questo volume si inserisce in un recente filone di studi incentrato su una “storia regionale dell’integrazione europea”, volta cioè a indagare caratteri e limiti delle trasformazioni territoriali indotte dalla costruzione comunitaria. Il tentativo è stato quello di soppesare, con strumenti nuovi, la vicenda dello sviluppo del Mezzogiorno in età repubblicana, analizzando i caratteri delle classi dirigenti meridionali attraverso il peculiare intreccio tra ristrutturazione della sovranità in Europa e regionalizzazione dello Stato. Il lavoro ha assunto come caso di studio la Puglia, nel tentativo di indagare le modalità attraverso cui una società ai margini del capitalismo occidentale, un segmento della “semiperiferia” – come Giovanni Arrighi ha definito i paesi dell’Europa meridionale – è divenuto oggetto di forme di integrazione nazionale e comunitaria, subendo e reagendo ai cambiamenti geopolitici ed economici nel cuore dell’egemonia mondiale.

 Prezzo
€ 25.00

Collana
Testi e studi

Pagine
389

Pubblicazione
Novembre 2020

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I cori alpini

I CORI ALPINI
Musiche, testi, esperienze e storie

Autore

Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena ed è presidente del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari.
Filippo Masina è assegnista di ricerca presso l’Università di Siena.
Carlo Perucchetti è musicista e fondatore del Centro studi Musica e Grande Guerra.
Bruno Zanolini è compositore ed è stato Direttore del Conservatorio di Milano.

Opera
Un organismo oggi con centinaia di migliaia di soci come l’Associazione nazionale alpini gemma sempre attività ricreative e organismi a carattere di svago. Per l’Associazione degli alpini, però, l’imponente numero di cori alpini che ad essa fanno riferimento (oggi, quasi centocinquanta) rappresenta qualcosa di più di un momento di distrazione dei propri soci. La coralità alpina è divenuta infatti uno dei segni distintivi e di riconoscimento per l’Associazione, una sua carta di identità. Non sono mancate nel passato pubblicazioni sugli alpini e sui suoi cori. Questo volume però mette assieme per la prima volta musicologi, storici e direttori di cori alpini. Esso analizza, da più versanti e grazie a studiosi di varia formazione, l’esperienza ormai quasi centenaria della coralità alpina, ne rilegge i testi con attenzione nuova, ripercorre l’intera storia dei cori alpini. In particolare, in un suo ampio studio, Filippo Masina ricostruisce per la prima volta l’intreccio di questa coralità popolare e istituzionale con la storia generale nazionale, fornendo anche – tramite uno spoglio dei maggiori canzonieri editi lungo un secolo – un elenco dei canti cantati da questi cori. Canti di montagna, canti di lavoro, canti militare, canti di guerra, canti popolari: da sempre i cori alpini cantano tutto ciò assieme. Questo volume ne offre una introduzione musicologica e storica di grande rigore scientifico.

Prezzo
€ 30.00

Collana
Studi e ricerche storico-militari

Pagine
435

Pubblicazione
Novembre 2020

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Una cultura professionale per la polizia dell’Italia liberale e fascista

UNA CULTURA PROFESSIONALE PER LA POLIZIA DELL’ITALIA LIBERALE E FASCISTA
Antologia del “Bollettino della Scuola di polizia scientifica” (1910-1939)

Autore

Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena. È Presidente del Centro Interuniversitario di Studi e Ricerche Storico-Militari.
Michele Di Giorgio è dottore di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari Venezia e autore, fra l’altro, di Per una polizia nuovaIl movimento per la riforma della Pubblica Sicurezza, 1969-1981 (Viella 2019).

Opera
L’antica immagine dello ‘sbirro’, del poliziotto votato alla persecuzione dei malviventi solo sulla base del suo ‘fiuto’ e della sua esperienza pratica e quotidiana di contrasto alla criminalità, nella seconda metà dell’Ottocento andò sempre più in crisi. Mentre tutta la società si modernizzava, come potevano i corpi di polizia restare estranei non solo alla democratizzazione dei sistemi politici ma anche al progresso, all’avanzamento delle scienze, allo sviluppo delle tecnologie? A cavallo fra Ottocento e Novecento questa potente corrente di trasformazione prese varie forme, in Europa e anche in Italia. Una di queste fu la creazione di laboratori, corpi, scuole di polizia scientifica, miranti a diffondere anche fra le forze dell’ordine i più moderni ritrovati della tecnologia, a fini di identificazione e persecuzione dei crimini. In Italia se ne fecero promotori, all’interno delle polizie, un pugno di funzionari e, nel mondo accademico, Salvatore Ottolenghi, allievo di Cesare Lombroso, e i suoi più diretti collaboratori. Fu così che, all’inizio del Novecento, nacque anche in Italia una Scuola di polizia scientifica e, dopo qualche anno, un suo “Bollettino” a stampa. Oltre che con l’attività pratica della Scuola, fu proprio tramite la lettura del “Bollettino” che tutta una serie di scienze e di tecniche furono divulgate all’interno della pubblica sicurezza del tempo. L’uso della dattiloscopia, della fotografia, del ‘ritratto parlato del sopralluogo’, delle ‘cartelle biografiche’, delle varie tipologie di schedatura e più in generale la formalizzazione dei sistemi di segnalamento, di ricerche e di identificazione furono sempre più diffusi proprio attraverso le pagine del “Bollettino” (1910-1939). Il volume fornisce la prima antologia di questo importante periodico, e fa seguito agli altri dedicati al “Manuale del funzionario di sicurezza pubblica” (1861-1912) e agli scritti di Salvatore Ottolenghi (1883-1934), in una collana dedicata allo studio storico dei saperi di polizia in Italia.

Prezzo
€ 35.00

Collana
Fuori collana

Pagine
557

Pubblicazione
Ottobre 2020

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Giuseppe Tucci

GIUSEPPE TUCCI
Una biografia

 

Autore
Alice Crisanti (Milano, 1987) è borsista post-dottorato presso l’Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli, dove svolge una ricerca su Michele Kerbaker e la ricezione dell’indianistica nella cultura italiana tra Otto e Novecento. Accanto ai lavori su Tucci, ha dedicato alcuni saggi alla storia degli studi orientali in Italia e, in particolare, agli interessi indianistici di Piero Martinetti. Si è inoltre occupata di Antonio Banfi e Carlo Formichi ricostruendo, attraverso i carteggi inediti, il rapporto tra questi e Giovanni Gentile. Oltre alla storia dell’orientalismo, il suo principale interesse di ricerca è la storia culturale e degli intellettuali dell’Italia otto-novecentesca.

Opera
Studioso tra i più noti nella storia degli studi orientali del secolo scorso, Giuseppe Tucci (1894-1984) è stato senza dubbio uno dei protagonisti della cultura italiana del Novecento e tra i pochi che hanno saputo coniugare l’ampiezza delle ricerche teoriche, nel campo indianistico e tibetologico, con una straordinaria intelligenza organizzativa, concretizzatasi nella fondazione dell’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente e nella pianificazione di una cospicua serie di spedizioni in Asia. Sulla base di una vasta mole di materiali inediti, il libro si propone di ricostruire l’itinerario biografico e intellettuale di Tucci non unicamente con l’intento di far emergere la complessità e l’importanza della sua opera ma anche, e soprattutto, per mostrare in quale misura la sua figura di intellettuale si inserisca in una prospettiva ampia e di più lungo periodo e, in particolare, nel peculiare contesto della storia dell’Italia novecentesca. Uno dei nodi più problematici dell’intera vicenda biografica dello studioso è senz’altro rappresentato dal suo rapporto con il fascismo, su cui è parso opportuno soffermarsi per comprendere quali furono i modi e le forme della sua collaborazione alla politica culturale del regime. Tentando di andare oltre la limitante visione del Tucci orientalista ed esploratore di mondi lontani, questa biografia intende pertanto restituire allo studioso il rilievo che merita nella storia complessiva della cultura italiana del XX secolo, una storia nella quale egli ebbe un peso e un ruolo di prim’ordine e a cui, con luci e ombre, appartiene in toto.

Prezzo
€ 29.00

Collana
Biblioteca di storia contemporanea

Pagine
506

Pubblicazione
Aprile 2020

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Il nervo della guerra III

IL NERVO DELLA GUERRA
Rapporti delle Militärkommandanturen e sottrazione nazista di risorse dall’Italia occupata (1943-1944) Tomo III

 

Autore
Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena. È Presidente del Centro Interuniversitario di Studi e Ricerche Storico-Militari.

Opera
Ma l’occupazione nazista della Penisola fra 1943 e 1945 non costò nulla all’Italia? Oltre al tragico bilancio di violenze e di lutti connesso alla guerra sul suolo nazionale, quell’occupazione tedesca non ebbe anche un pesante risvolto economico? In effetti i territori occupati dalle truppe del Terzo Reich, sui quali si era costituita la Repubblica sociale italiana, non rimasero indenni dalla sistematica e pesante opera di spoliazione e asportazione di risorse economiche locali, necessarie allo Stato nazista per continuare la propria guerra: un’opera di sottrazione di risorse che era stata già applicata a tutti i territori europei caduti sotto il tallone del Nuovo ordine europeo voluto da Hitler. Questo aspetto della storia del 1943-1945, sempre ricordato ma mai a sufficienza studiato, è al centro della presente imponente pubblicazione che contiene saggi di Laura Di Fabio, Silvia Inaudi, Nicola Labanca, Pierluigi Pironti e Alessandro Salvador e che raccoglie un’eccezionale documentazione di parte tedesca: le carte che dovevano servire proprio come strumento preparatorio di quell’opera di sottrazione e deportazione nazista di risorse italiane. Così, in queste pagine, per la prima volta messe a disposizione del lettore italiano, è possibile sfogliare le sezioni economiche dei periodici rapporti delle Militärkommandanturen tedesche. Questi enti, presenti in tutto il territorio occupato, dovevano fotografare la realtà italiana nel suo complesso e in particolare censire le risorse economiche del Paese. Anche grazie a questo censimento, poi, sarebbe stata effettuata la sottrazione di risorse italiane utili al Reich. Mai sino ad oggi raccolti tutti assieme, questi rapporti economici delle Militärkommandanturen tedesche per un verso documentano la vastità delle aspirazioni naziste e il dettaglio delle conoscenze dell’economia italiana, così come, per un altro verso, possono servire come una fondamentale fonte documentaria per scrivere la storia economica e sociale dell’Italia occupata fra 1943 e 1944. La pubblicazione è stata resa possibile dall’Associazione nazionale vittime civili di guerra e dal Fondo italo-tedesco per il Futuro.

Prezzo
€ 45.00

Collana
Studi e ricerche storico-militari

Pagine
725

Pubblicazione
Febbraio 2020

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Il nervo della guerra II

IL NERVO DELLA GUERRA
Rapporti delle Militärkommandanturen e sottrazione nazista di risorse dall’Italia occupata (1943-1944) Tomo II

Autore
Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena. È Presidente del Centro Interuniversitario di Studi e Ricerche Storico-Militari.

Opera
Ma l’occupazione nazista della Penisola fra 1943 e 1945 non costò nulla all’Italia? Oltre al tragico bilancio di violenze e di lutti connesso alla guerra sul suolo nazionale, quell’occupazione tedesca non ebbe anche un pesante risvolto economico? In effetti i territori occupati dalle truppe del Terzo Reich, sui quali si era costituita la Repubblica sociale italiana, non rimasero indenni dalla sistematica e pesante opera di spoliazione e asportazione di risorse economiche locali, necessarie allo Stato nazista per continuare la propria guerra: un’opera di sottrazione di risorse che era stata già applicata a tutti i territori europei caduti sotto il tallone del Nuovo ordine europeo voluto da Hitler. Questo aspetto della storia del 1943-1945, sempre ricordato ma mai a sufficienza studiato, è al centro della presente imponente pubblicazione che contiene saggi di Laura Di Fabio, Silvia Inaudi, Nicola Labanca, Pierluigi Pironti e Alessandro Salvador e che raccoglie un’eccezionale documentazione di parte tedesca: le carte che dovevano servire proprio come strumento preparatorio di quell’opera di sottrazione e deportazione nazista di risorse italiane. Così, in queste pagine, per la prima volta messe a disposizione del lettore italiano, è possibile sfogliare le sezioni economiche dei periodici rapporti delle Militärkommandanturen tedesche. Questi enti, presenti in tutto il territorio occupato, dovevano fotografare la realtà italiana nel suo complesso e in particolare censire le risorse economiche del Paese. Anche grazie a questo censimento, poi, sarebbe stata effettuata la sottrazione di risorse italiane utili al Reich. Mai sino ad oggi raccolti tutti assieme, questi rapporti economici delle Militärkommandanturen tedesche per un verso documentano la vastità delle aspirazioni naziste e il dettaglio delle conoscenze dell’economia italiana, così come, per un altro verso, possono servire come una fondamentale fonte documentaria per scrivere la storia economica e sociale dell’Italia occupata fra 1943 e 1944. La pubblicazione è stata resa possibile dall’Associazione nazionale vittime civili di guerra e dal Fondo italo-tedesco per il Futuro.

Prezzo
€ 45.00

Collana
Studi e ricerche storico-militari

Pagine
802

Pubblicazione
Febbraio 2020

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Il nervo della guerra I

IL NERVO DELLA GUERRA
Rapporti delle Militärkommandanturen e sottrazione nazista di risorse dall’Italia occupata (1943-1944) Tomo I  

Autore
Nicola Labanca insegna Storia contemporanea all’Università di Siena. È Presidente del Centro Interuniversitario di Studi e Ricerche Storico-Militari.

Opera
Ma l’occupazione nazista della Penisola fra 1943 e 1945 non costò nulla all’Italia? Oltre al tragico bilancio di violenze e di lutti connesso alla guerra sul suolo nazionale, quell’occupazione tedesca non ebbe anche un pesante risvolto economico? In effetti i territori occupati dalle truppe del Terzo Reich, sui quali si era costituita la Repubblica sociale italiana, non rimasero indenni dalla sistematica e pesante opera di spoliazione e asportazione di risorse economiche locali, necessarie allo Stato nazista per continuare la propria guerra: un’opera di sottrazione di risorse che era stata già applicata a tutti i territori europei caduti sotto il tallone del Nuovo ordine europeo voluto da Hitler. Questo aspetto della storia del 1943-1945, sempre ricordato ma mai a sufficienza studiato, è al centro della presente imponente pubblicazione che contiene saggi di Laura Di Fabio, Silvia Inaudi, Nicola Labanca, Pierluigi Pironti e Alessandro Salvador e che raccoglie un’eccezionale documentazione di parte tedesca: le carte che dovevano servire proprio come strumento preparatorio di quell’opera di sottrazione e deportazione nazista di risorse italiane. Così, in queste pagine, per la prima volta messe a disposizione del lettore italiano, è possibile sfogliare le sezioni economiche dei periodici rapporti delle Militärkommandanturen tedesche. Questi enti, presenti in tutto il territorio occupato, dovevano fotografare la realtà italiana nel suo complesso e in particolare censire le risorse economiche del Paese. Anche grazie a questo censimento, poi, sarebbe stata effettuata la sottrazione di risorse italiane utili al Reich. Mai sino ad oggi raccolti tutti assieme, questi rapporti economici delle Militärkommandanturen tedesche per un verso documentano la vastità delle aspirazioni naziste e il dettaglio delle conoscenze dell’economia italiana, così come, per un altro verso, possono servire come una fondamentale fonte documentaria per scrivere la storia economica e sociale dell’Italia occupata fra 1943 e 1944. La pubblicazione è stata resa possibile dall’Associazione nazionale vittime civili di guerra e dal Fondo italo-tedesco per il Futuro.

Prezzo
€ 45.00

Collana
Studi e ricerche storico-militari

Pagine
646

Pubblicazione
Febbraio 2020

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Scrivere per vivere

SCRIVERE PER VIVERE
Romanzi e romanzieri nell’Italia di fine Ottocento  

Autore

Valentina Perozzo ha conseguito il dottorato europeo in storia contemporanea all’Università di Padova ed è insegnante di lettere nelle scuole secondarie di primo grado, si è occupata della formazione e della professionalizzazione del mercato editoriale italiano nella seconda metà dell’Ottocento.

Opera
Tra il 1870 e la fine del secolo in Italia vengono pubblicati circa 2545 romanzi inediti. Questi volumi sono l’opera di un migliaio di italiani colti che decidono di cimentarsi con un genere, il romanzo, recente per la storia letteraria ma già fondamentale nel panorama del mercato editoriale. Alcuni di questi romanzi hanno autori i cui nomi sono a noi ben noti e hanno assunto nel tempo un connotato artistico, altri sono volumi che non vengono letti da almeno un secolo e che per gli stessi contemporanei non erano degni di attenzione, ma tutti, indifferentemente, fanno parte dello stesso sistema produttivo, del campo del romanzo, per dirla con Bourdieu, all’interno del quale ogni autore si muove. Il libro, nella prima parte, si prefigge di dare una panoramica esaustiva della produzione narrativa italiana degli ultimi trent’anni dell’Ottocento dal punto di vista quantitativo e sociologico, ricostruendo una geografia del romanzo che tiene conto delle differenze territoriali all’interno della penisola e delle interazioni con l’editoria straniera, soprattutto francese. Nella seconda parte i protagonisti sono i circa 1050 scrittori che hanno pubblicato almeno un romanzo nel trentennio finale del secolo. Chi sono i romanzieri italiani di fine Ottocento? Da dove venivano, quale formazione avevano seguito? Cosa significava per loro scrivere un romanzo? Quali erano le loro aspettative e i loro obiettivi? Quali strategie dovevano intraprendere per inserirsi al meglio nel sistema editoriale? A partire da una banca dati, che repertoria le informazioni sui romanzi e sui loro autori, si è ricostruito un passaggio fondamentale della storia letteraria ed editoriale italiana, durante il quale la scrittura si avvia ad essere quello che può essere chiamato un mestiere.

Prezzo
€ 20.00

Collana
L’Europa del libro

Pagine
254

Pubblicazione
Febbraio 2020

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